Klarna
Fintech svedese leader nel Buy Now Pay Later con 150+ milioni di utenti globali: offre pagamenti rateali, addebiti diffe…
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Raccogliere capitali troppo presto brucia liquidità su ipotesi ancora non validate. Il fundraising non è un traguardo — è un acceleratore di esecuzione. Funziona solo se hai già qualcosa da accelerare.
Introduzione
Sei in call con un investitore. La demo funziona, il deck è pulito, il mercato sembra enorme. Alla fine però arriva sempre la stessa frase: “Interessante, ma per noi è ancora presto.” Traduzione: non stai perdendo perché sai spiegarti male. Stai perdendo perché non hai ancora rimosso abbastanza rischio.
Il fundraising serve esattamente a questo: trasformare una startup da “idea interessante” a “opportunità investibile”. Per un founder europeo è ancora più importante, perché giochi in un mercato dove capitale, network e regole sono più frammentati rispetto agli USA, e dove accesso alla finanza, integrazione dei mercati e appetito per il rischio restano ostacoli reali alla crescita. (Research and innovation)
Quando hai chiarezza sul fundraising, smetti di viverlo come una lotteria. Capisci quando alzare il round, da chi, per fare cosa, con quali materiali e a quali condizioni. Quando non ce l’hai, fai l’errore tipico: inizi a raccogliere troppo presto, parli con investitori sbagliati, confondi i meeting con i commitment e finisci per negoziare il prezzo prima ancora di aver costruito leverage.
Cos'è Fundraising e perché conta
Fundraising non significa “convincere qualcuno a credere in te”. In pratica, significa raccogliere capitale per finanziare il prossimo blocco di de-risking della startup: prodotto, distribuzione, team, mercato o scala. È un processo strutturato fatto di target investor list, materiali, outreach, meeting, due diligence e negoziazione dei termini.
Conta perché una startup non viene finanziata per il potenziale astratto, ma per il rapporto tra upside e rischio residuo. È per questo che il fundraising è diventato un framework universale: il venture capital ha standardizzato round, term sheet, diluizione, diritti di controllo e processi di due diligence; parallelamente, gli ecosistemi startup hanno codificato deck, SAFE, data room e milestone come linguaggio comune tra founder e investitori. (Y Combinator)
Come si usa: passo per passo
1. Decidi se sei davvero pronto a raccogliere
La prima domanda non è “quanto posso raccogliere?”, ma “quale rischio ho già eliminato?”. Se sei pre-seed, l’investitore vuole capire se hai validato il problema, se hai una soluzione credibile e se esiste una prima evidenza di domanda. Steve Blank lo direbbe così: prima serve customer validation, poi acceleri. Bill Aulet la mette in termini di unit economics e processo di acquisizione cliente: persona, valore, LTV, costo di acquisizione, assunzioni critiche. Se non hai ancora queste basi, il problema non è il deck: è il timing.
2. Definisci round size e milestone
Il round non si costruisce “a sensazione”. Si costruisce a partire dalla prossima milestone che cambia davvero la percezione del rischio. Venture Deals è molto chiaro: invece di fissarti su un modello finanziario millimetrico, collega l’ammontare raccolto al tempo e al traguardo necessario per arrivare al prossimo punto di successo dimostrabile. In pratica: quanti mesi ti servono per arrivare a launch, traction, revenue, retention o readiness per il round successivo? E qual è il burn per arrivarci?
Per molte startup software early-stage, questo significa finanziare 12-18 mesi di runway fino a una milestone precisa. Non “raccogliamo 2 milioni perché è una cifra bella”, ma “raccogliamo 2 milioni per arrivare a 150 clienti paganti, CAC sotto controllo e retention dimostrata”. Quando il round è ancorato alla milestone, anche la narrativa con gli investitori diventa più forte.
3. Prepara materiali che fanno avanzare il processo
Gli investitori non finanziano il caos. Finanziano chiarezza. Minimo sindacale: una one-liner forte, un deck, un executive summary sintetico, una demo e una data room ordinata. Venture Deals insiste su un punto semplice ma spesso ignorato: quello che mandi via mail è spesso sia la prima sia l’ultima impressione. Deve stare in piedi da solo.
Sul deck, il riferimento classico resta Sequoia: company purpose, problema, soluzione, perché ora, mercato, competizione, prodotto, business model, team, financials. Non è un esercizio estetico. È il test di coerenza della tua startup. Se non riesci a spiegare questi dieci blocchi in modo semplice, il problema non è PowerPoint: è il pensiero strategico. (Sequoia Capital)
4. Costruisci una lista investitori e apri un processo vero
Un round si chiude meglio quando è un processo, non una sequenza casuale di coffee chat. Devi targettizzare investitori per stage, ticket, geografia, settore e tesi. Un pre-seed fintech B2C europeo non va raccontato allo stesso modo a un angel operator, a un seed fund generalista e a un growth investor. Venture Deals raccomanda di sapere bene con chi stai parlando, quale ruolo ha dentro il fondo e quale canale preferisce per valutare i deal.
Il punto pratico è questo: concentra gli incontri in una finestra temporale stretta, crea momentum e punta ad arrivare a più term sheet, non a più call. Il processo ti dà leverage. Il leverage migliora i termini. E i termini contano quasi quanto il capitale. Una piattaforma come OpenVC oggi riflette proprio questo approccio: ricerca mirata degli investitori, pipeline ordinata e gestione strutturata dell’outreach. (openvc.app)
5. Negozia il round, non solo la valutazione
Il founder inesperto guarda un numero: pre-money. Il founder bravo guarda il pacchetto intero. Venture Deals dedica pagine e pagine a spiegare che un round è fatto di economics e control: valuation, liquidation preference, board, protective provisions, option pool, antidilution, diritti informativi, drag-along. Un term sheet apparentemente “alto” può diventare pessimo se inserisce clausole che ti bloccano al prossimo round.
Qui entra anche la scelta dello strumento. Nei round molto early-stage, SAFE e strumenti simili vengono usati perché sono più veloci e leggeri; YC continua a fornire i documenti standard e il relativo user guide. Ma la velocità non deve farti dimenticare la diluizione: il post-money SAFE, per esempio, rende più trasparente quanta ownership stai vendendo davvero. (Y Combinator)
5 Best Practice
Raccogli dopo aver de-riskato qualcosa di concreto
L’investitore non compra solo visione. Compra riduzione del rischio. Quindi entra sul mercato fundraising quando puoi mostrare un salto reale: utenti attivi, clienti paganti, margine lordo, retention, pipeline, partnership o una demo che fa capire subito cosa stai costruendo.
Stai vendendo momentum, non bisogno di cassa
Dire “ci servono soldi” è debole. Dire “stiamo aprendo un round per arrivare a questa milestone precisa in 15 mesi” è forte. Il capitale è un mezzo; la milestone è il messaggio. Gli investitori seguono traiettorie convincenti, non richieste generiche.
Il deck deve essere coerente con i numeri
Molti founder raccontano una storia ambiziosa e poi mostrano metriche che la contraddicono. Se dici che hai un mercato enorme, devi sapere chi compra, come comprano e perché tu vinci. Se dici che cresci bene, devi far vedere qualità della crescita, non vanity metrics. Sequoia e Venture Deals convergono sullo stesso punto: chiarezza batte decorazione.
Scegli l’investitore come scegli un co-driver
Un round seed non è solo denaro. È accesso, credibilità, aiuto nel round successivo, recruiting e supporto nei momenti brutti. Venture Deals consiglia di fare reverse diligence: parlare con founder già finanziati dal fondo, capire come si comportano quando le cose vanno male e non farti impressionare dal brand se poi nessuno nel fondo si spenderà davvero per te.
Chiudi il round e torna a costruire
Il fundraising è un’attività ad altissimo costo-opportunità. Ti mangia focus, roadmap e team attention. Per questo va gestito in modo intenso e poi chiuso in fretta. Un round aperto per mesi ti indebolisce: il mercato percepisce stanchezza, il team sente l’ansia e gli investitori iniziano a chiedersi perché non si chiuda.
3 Errori Comuni da Evitare
1. Confondere interesse con commitment
Molti founder escono da una call pensando: “Sono dentro.” No. Finché non hai una term sheet o almeno un soft commitment chiaro, hai solo interesse esplorativo. Questo errore succede perché gli investitori raramente dicono no in modo netto all’inizio: tengono aperte opzioni, osservano il processo, aspettano segnali da altri fondi. Se non distingui tra curiosità e intenzione, sovrastimi il round e perdi tempo.
2. Cercare la valutazione più alta possibile
La valutazione massima non sempre è la deal migliore. Se alzi troppo oggi e non cresci abbastanza entro il round dopo, ti ritrovi inchiodato: down round, tensioni con gli investitori precedenti, morale interno distrutto. Venture Deals lo spiega bene sul seed: un prezzo “troppo buono” può essere una trappola se non riesci a sostenerlo con i risultati.
3. Aprire il round senza materiali e data room pronti
Aprire il fundraising con documenti incompleti è come lanciare un prodotto rotto: sprechi il primo ciclo di feedback. Gli investitori ti chiederanno cap table, contratti, financial model, team bios, materiali commerciali, demo, numeri di pipeline. Se ogni richiesta genera una settimana di ritardo, il processo si raffredda. Preparazione operativa e velocità di risposta fanno parte della qualità del founder.
Esempio Reale: Klarna (early stage)
Il caso Klarna è didattico perché distrugge tre illusioni molto diffuse tra i founder: che i migliori vengano riconosciuti subito, che i grandi investitori arrivino solo quando tutto è già perfetto, e che una valutazione alta salga sempre in linea retta.
All’inizio non c’era nessuna aura da “startup inevitabile”. Nei racconti sulle origini di Klarna ricorre il tema dei rifiuti iniziali, inclusa la business-plan competition a cui i founder parteciparono da studenti e da cui non uscirono vincitori. Quello che conta, al netto della mitologia che si crea sempre dopo, è il pattern: l’idea non era ovvia agli occhi dell’establishment locale. Il primo vero segnale arrivò quando Jane Walerud mise sul tavolo 60.000 dollari per il 10% della società, dando ai founder non solo capitale ma anche accesso alle risorse tecniche per costruire il prodotto. (resources.latana.com)
Questa è la prima lezione per un founder: il round angel non serve a “massimizzare la valutazione”. Serve a trovare il primo believer credibile che ti faccia superare il punto zero. Walerud, in pratica, comprò la possibilità per Klarna di esistere davvero. Senza quel round, i founder sarebbero rimasti con una tesi interessante ma senza esecuzione.
Poi arriva Sequoia. Nel 2010 entra in Klarna e, negli anni successivi, il deal verrà ricordato come uno dei primi segnali forti del fatto che un top-tier VC della Silicon Valley fosse disposto a scommettere seriamente su una startup europea. Non era solo capitale: era una validazione narrativa enorme. Per il mercato, Sequoia stava dicendo che l’Europa poteva produrre company-building di livello globale, non solo startup locali ben fatte. (siliconrepublic.com)
La terza tappa è la più istruttiva di tutte. Nel 2021 Klarna raccoglie capitale fino a una valutazione di circa 46-46,5 miliardi di dollari. Un anno dopo, nel luglio 2022, chiude un round da 800 milioni a una valutazione di 6,7 miliardi: circa l’85% in meno. È il manuale del down round in pubblico, su scala gigante. Non succede a una startup mediocre. Succede a una delle icone europee della tecnologia. (Reuters)
La lezione qui è brutale ma sana: il mercato non ti deve coerenza emotiva. Nel 2021 premiava crescita e narrative espansive. Nel 2022 voleva efficienza, redditività e disciplina. Klarna ha dovuto riadattarsi. Reuters riportava già nel 2023 un miglioramento dei conti e una traiettoria di ritorno alla profittabilità; nel marzo 2025 la società ha poi depositato la documentazione per l’IPO USA, l’ha messa in pausa ad aprile per la volatilità di mercato e infine ha prezzato l’IPO nel settembre 2025 a una valutazione di 15,1 miliardi di dollari. Non ha più rivisto i 46 miliardi, ma ha dimostrato che un down round non è una sentenza finale. (Reuters)
Per un founder early-stage, questo è il takeaway giusto: il fundraising non è lineare. Vieni rifiutato. Poi trovi un angel. Poi arriva un top-tier fund. Poi il mercato ti esalta. Poi ti punisce. Poi, se costruisci davvero, puoi rialzarti. La raccolta non misura il tuo valore personale. Misura, in un preciso momento, quanto rischio il mercato è disposto a prezzare.
Prima di aprire una round: PMF Score ≥ 2, unit economics in traiettoria positiva, e un uso del capitale specifico e difendibile. Se non hai questi tre elementi, aspetta.
Risorse Consigliate
- Venture Deals — il libro più utile per capire round, term sheet, diluizione e negoziazione. URL:
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/book/10.1002/9781119259794(Wiley Online Library) - Sequoia – Writing a Business Plan — guida classica per costruire un deck chiaro: purpose, problem, solution, why now, market, business model, team, financials. URL:
https://sequoiacap.com/article/writing-a-business-plan/(Sequoia Capital) - Y Combinator – SAFE Financing Documents — template gratuiti e user guide ufficiale per capire come funzionano i SAFE. URL:
https://www.ycombinator.com/documents(Y Combinator) - Carta – Startup Fundraising 101 — corso gratuito, pratico, ben fatto per founder che devono impostare il round. URL:
https://carta.com/learn/startup-fundraising-101/(Carta) - OpenVC — tool utile per trovare investitori allineati, organizzare pipeline e gestire il processo in modo ordinato. URL:
https://www.openvc.app/(openvc.app)
Prossimo Passo con IdeaLedger
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